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martedì 20 settembre 2011

resoconto presentazione San Martino in Rio


E' stata una piacevolissima serata quella organizzata domenica sera a San Martino in Rio (RE) dagli amici emiliani del Movimento Cinque Stelle.
Abbiamo ricordato la storia delle primarie napoletane e la loro incidenza nella vittoria primaverile di de Magistris. Ma, soprattutto, abbiamo discusso di Italia e di politica. Della crisi di partecipazione che attanaglia diverse fasce della popolazione e dell'ormai intollerabile comportamento di molta parte dei politici di professione: sempre più rappresentanti di se stessi (basta vedere l'ultimo aumento di indenizzo che hanno provveduto ad autovotarsi).
E forse abbiamo molto da imparare dagli amici "grillini". Penso in particolare alle regole che devono caratterizzare il comportamento degli eletti all'interno di liste appartenenti al Movimento Cinque Stelle: tra le altre indicazioni, l'obbligo di rimettere il proprio mandato agli elettori dopo sei mesi con conseguente processo di valutazione dell'operato da parte di questi ultimi.

venerdì 15 luglio 2011

Le due sinistre?

Il titolo è altisonante e ci riporta indietro al più famoso Le due destre di Marco Revelli, una di quelle pietre miliari nella formazione politica di molti trentenni e quarantenni che hanno creduto nella sinistra. Già perché come ricordava Rinaldo Vignati nella sua recensione a Revelli "Anche se il titolo parla di «due destre», protagonista di questo libro è la sinistra". Il titolo altrettanto illusorio scelto Aurelio Musi per il suo fondo "Le due sinistre" comparso su la Repubblica Napoli di ieri, riconduce senza alcuna esitazione De Magistris nell'area della sinistra italiana. Mentre il neo-sindaco di Napoli ha certamente beneficiato del consenso napoletano a prescindere dalla divisione destra-sinistra, intercettando un voto notabiliare e liberale   oltre che importanti esponenti del mondo confindustriale da sempre più vicini alla destra. Il non apparentamento al secondo turno deve essere letto proprio come la volontà di tirarsi fuori dalla dicotomia destra-sinistra, e la sua giunta ha tutte le caratteristiche per presentarsi alla città come forza autonoma e non ricattabile da alcuno schieramento. 

mercoledì 13 luglio 2011

La Parola al Pd napoletano







Nella rubrica “La parola ai lettori” della Repubblica Napoli spunta il commento di Pasquale Coppola, omonimo del geografo napoletano scomparso, per tornare sulle critiche che Ranieri fa alla giunta de Magistris. Coppola ritorna sulle primarie fin dall’incipit del suo intervento «Da diversi giorni si leggono su questo giornale articolie lettere al direttore sulla neonata amministrazione de Magistris. Chi velatamente cerca di dare consigli, masticando amaro, chi ritiene la giunta mediocre e così via. Dimenticando la brutta figura che ci hanno fatto fare a livello nazionale, ma, secondo me anche a livello europeo, a proposito delle primarie: definirla una guerra fratricida è poco, bisognerebbe definirla guerra tra bande». Sulla vicenda, dopo i commenti di tutti i membri di giunta (vedi l’articolo di Cristina Zagaria su la Repubblica Napoli), interviene anche il Commissario della Federazione napoletana del Partito democratico, giunto a Napoli proprio in occasione del pasticciaccio postmoderno delle primarie, per sancire il diritto di critica alla giunta e per ribadire il sostegno alla giunta da parte del Pd. Vedi l’intervento di Andrea Orlando sempre su la Repubblica Napoli. Insomma problemi di legittimazione. Importanti esponenti del Pd napoletano diffidano dal ricambio totale di personale politico avvenuto con la vittoria di de Magistris. Mentre il partito ribadisce che non vi è stato alcun pronunciamento, sembrerebbe dissociandosi dalle posizioni di Ranieri, proprio il PARTITO finisce per pronunciarsi sulla vicenda e comincia il suo nuovo corso, manifestando la sua presenza e la sua posizione ufficiale ben oltre le dichiarazioni dei capicorrente. 

lunedì 6 giugno 2011

La Terza Repubblica parte da Napoli

Mentrea Milano la vittoria di Pisapia matura in un quadro di regole e alleanze politiche, capace di far confluire il dissenso dei cittadini verso la coalizione del centrosinistra, grazie alle primarie, a Napoli la portata del fenomeno de Magistris è molto più ampia e propone un nuovo modello alternativo tanto al neopresidenzialismo delle primarie alla Nichi Vendola quanto alla tradizionale concezione di coalizione, divisa tra destra e sinistra. De Magistris è stato il "candidato ombra" invocato durante tutta la campagna che ha portato Napoli alle primarie del 23 gennaio 2011. Se si esclude l'estemporanea candidatura di Lucia Annunziata, buona parte delle soluzioni praticate dai vertici del Pd, per contenere gli scontri interni alla disperata faida delle correnti napoletane, si sono concentrate su "cloni" di de Magistris. Raffaele Cantone, Paolo Mancuso e per finire Mario Morcone rappresentano dal punto di vista simbolico un'idea di politica ridotta a mero ripristino della legalità.
Leggi tutto l'articolo su la Repubblica

giovedì 2 giugno 2011

Giustino Fabrizio sulle primarie



De Magistris è stato il trionfatore assoluto della campagna elettorale, nella quale ha fatto irruzione come un tornado, spazzando via le incertezze e le divisioni del Pd. Le vere primarie del centrosinistra non sono avvenute a gennaio, ma nel primo turno del 15 maggio scorso.
Leggi l'articolo su Repubblica.it

mercoledì 1 giugno 2011

Benedetto Gravagnuolo sulle primarie


IO, IL PD E LE RAGIONI DELLA MIA DELUSIONE
di BENEDETTO GRAVAGNUOLO
da il Corriere del Mezzogiorno del 1 giugno 2001

Ha scassato e ha vinto. Luigi de Magistris sarà il sindaco di Napoli per i prossimi cinque anni, reso ancor più forte dall'eclatante consenso conquistato al ballottaggio. La legge elettorale gli ha peraltro conferito il premio di un'ampia maggioranza, pari al 60% dei consiglieri comunali, nonostante che la coalizione politica a suo sostegno abbia raggiunto solo il 17% dei consensi nella prima tornata elettorale del 15 maggio. Senza contare che la formula dell'elezione diretta consegna il potere nelle mani di un «autocrate», che non dovrà dar conto ai partiti, ma solo alla sua coscienza. Non resta che augurarsi che il nuovo sindaco mantenga le promesse, affrontando con tempestività le sfide del buon governo, dalla raccolta differenziata al prolungamento dell'orario dei trasporti, dalla lotta all'abusivismo edilizio al recupero del centro storico e delle periferie. Pur avendo a mia volta votato de Magistris al ballottaggio per una scelta di campo, non mi associo al coro plaudente dei vincitori. Ritengo anzi che da questa elezione sia uscita sconfitta l'idea riformista di una gestione democratica dello sviluppo della città. La débâcle di tale visione urbana è avvenuta però ben prima delle elezioni di maggio, con la farsa delle primarie dello scorso gennaio. Forse non è inutile ritornare a riflettere sulla gravità degli errori commessi dai soloni del Partito democratico in quell'occasione. Il «senno di poi» è un vecchio rito praticato dai dirigenti di partito che, dopo aver sbagliato tutte le mosse, si ergono ad acuti esegeti delle ragioni della disfatta, illuminati da tardivi bagliori di lucidità autocritica. Non per spargere sale su una ferita non rimarginata, ma solo per un'ostinata passione negli ideali della democrazia, avendo creduto nelle «primarie di coalizione» fino al punto di investire un euro insieme ad altri quarantaquattromila liberi cittadini, vorrei provare a chiarire i motivi della mia profonda delusione. Parto da un'elementare constatazione. Non solo a Milano, ma anche nelle altre città (da Torino a Bologna) dove le primarie sono state gestite nel rispetto delle regole del gioco, il Partito democratico ha conseguito ottimi risultati elettorali. A Napoli invece le regole sono state calpestate fin dal fischio d'inizio. Non va dimenticato che il 27 novembre dello scorso anno, alla scadenza dei termini per la presentazione delle candidature, erano state dichiarate le disponibilità solo da Nicola Oddati e da Umberto Ranieri, vale a dire da due esponenti dello stesso Pd. Per quel che può valere, ritengo che sia stato ragionevole riaprire i termini al fine di consentire l'allargamento della coalizione ad altre forze di sinistra, al patto però di usare il cartellino rosso nei confronti di un terzo candidato dello stesso Partito democratico. E ciò a maggior ragione tenendo conto che nel caso specifico Andrea Cozzolino era stato eletto solo l'anno prima al Parlamento europeo. Ai dirigenti nazionali spettava il compito di provare a creare armonia, pacificando i conflitti interni, piuttosto che assistere con distacco al gioco al massacro delle faide locali. E, in ogni caso, una volta consentito un regolamento di conti senza esclusioni di colpi bassi, tanto valeva proclamare il vincitore, lasciando al Collegio di Garanzia la responsabilità di valutare nel merito l'eventuale fondatezza dei ricorsi. La peggiore soluzione è stata quella di scegliere di non scegliere e di imporre dall'alto un volenteroso «commissario» come Andrea Orlando, inviato da Roma per gestire il partito in sostituzione di Nicola Tremante, e di nominare come «candidato» una figura di alto profilo morale, ma privo di appeal elettorale, quale Mario Morcone. Ciò che è stata sottovalutata è l'indignazione dei militanti e dei simpatizzanti, che non sono un gregge che segue pedissequamente le direttive del pastore di turno, ma una moltitudine di individui pensanti che vorrebbero partecipare criticamente alle decisioni. Alla fine, al pueblo unido della sinistra, Luigi de Magistris è apparso il vincitore morale di quelle primarie sui generis rappresentate dalla prima tornata delle vere elezioni amministrative. Sbagliare è umano, ma perseverare sarebbe diabolico. Il Pd si è ridotto a Napoli al 16,5%. E un dato che potrebbe ancora peggiorare alle prossime elezioni politiche, senza una drastica svolta. Per rifondare il Partito democratico non è sufficiente cacciare dal tempio i mercanti di tessere e i broker di voti. È necessario risollevare la bandiera dei valori democratici che è stata ammainata. Al liceo ci faceva sorridere il paradosso dell'imperatore Caligola che nominò un cavallo senatore. È strano che un paese civile non si ribelli dell'assurdità del potere assoluto raggiunto da un cavaliere che nomina ad libidum non solo i deputati e i senatori, ma anche i canditati sindaci (benché perdenti) delle città italiane. I dirigenti di un partito che si autoproclama democratico, prima di soccombere, dovrebbero almeno provare a proporre al parlamento una riforma elettorale del «porcellum» che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere gli eletti, oltre a ripristinare alcuni principi basilari delle democrazie occidentali, dall'acqua pubblica alla legge è uguale per tutti. A meno di voler lasciare ai teletribuni degli opposti populismi di captare l'onda montante della civile ribellione, in un mercato della politica ridotta a insulti, a barzellette e a spot pubblicitari escogitati da fantasiosi spin-doctors. 

sabato 28 maggio 2011

Riccardo Marone sulle primarie





Secondo lei perché ha vinto de Magistris?«Perché aveva l’opportunità di usare parole d’ordine molto facili e perché sono stati commessi errori imperdonabili dal parte del Pd».
Quali?

«L’errore principale è stata la gestione delle primarie e l’idea poi che si possa scegliere un candidato a tavolino in un’epoca in cui la notorietà è fondamentale. E de Magistris è l’unico candidato molto conosciuto» . 

LEGGI L'INTERA INTERVISTA AL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

mercoledì 18 maggio 2011

amministrative figlie delle primarie

Le primarie si dimostrano la lente più efficace per mettere a fuoco il risultato di questo primo turno delle amministrative. A Torino vince il candidato del Pd, legittimato dalle primarie. A Milano perdono Berlusconi e la Moratti almeno al primo round, e Pisapia vince perchè figlio delle primarie. A Bologna affermazione al primo turno di Merola forte di un deciso successo alle primarie bolognesi. A Napoli De Magistris va al ballottaggio (contro Lettieri), riuscendo a coagulare il dissenso, la rabbia, il disincanto, la delusione, la vergogna provata dagli elettori delle primarie napoletane, privi di un responso ufficiale, con un "vincitore virtuale" delle primarie che ha fatto posto a Morcone sulla base di un calcolo politico privo di legittimazione popolare.